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 La coprofogia nel cane

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Gisella

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MessaggioTitolo: La coprofogia nel cane   Gio Apr 19, 2012 11:56 am

Molti proprietari di cani si trovano sovente a combattere una battaglia persa col proprio animale che presenta il brutto vizio di raccogliere ed ingerire materiale non alimentare.
Scarpe, calzini, pezzetti legno, plastica, carta rappresentano, infatti, per taluni soggetti delle leccornie irresistibili nonostante i tentativi fallimentari dei proprietari di impedire loro di ingoiarli.
Questo atteggiamento anomalo, se spesso è causa solamente di comprensibili quanto colorite imprecazioni umane, dall'altra può effettivamente portare a gravi conseguenze gastro-enteriche, con ricorso, talvolta, alla rimozione chirurgica del corpo estraneo ingerito.
Nell'ambito di questi multiformi atteggiamenti, che in medicina prendono il nome generico di pica, ne ritroviamo uno in particolare che risulta assolutamente intollerabile ed incomprensibile all'occhio umano: l'ingestione di feci o coprofagia (dal greco kòpros = sterco e phagein = mangiare).
Questo fastidioso comportamento, sempre più diffuso, è stato oggetto di numerosi studi, ma i fattori che lo determinano sono ancora solo ipotesi, più o meno valide, così come talvolta fumosi sono i tentativi di arginarlo o inibirlo.
Quello che si è potuto capire in merito è che, in natura, questo comportamento può nascere come fisiologico, per divenire una vera e propria patologia o un vizio acquisito solo in determinate situazioni. ringestione di feci, in effetti, si rileva naturalmente nella cagna che tiene pulita la tana dove dorme la propria cucciolata e che stimola la defecazione col leccamento della zona perianale dei propri piccoli.
Non vi è nulla di anomalo nemmeno nella propensione dei cagnolini di due-tre mesi ad "assaggiare" il mondo ingerendo tutto quello che gli capita a tiro, comprese le proprie feci o quelle di altri cani e animali.
Tale atteggiamento, paragonabile al vizio dei bambini piccoli di portare tutto alla bocca, deve però terminare col completamente della dentizione adulta, cioè attorno ai 6-7 mesi.
Ancora normale può essere il caso in cui, durante la convivenza fra diversi soggetti, i cani sottomessi ingeriscano le feci dei cani dominanti.

La patologia, clinica o comportamentale, subentra quando invece il proprietario nota questo atteggiamento in contesti assolutamente differenti.
In tal caso, senza necessariamente farne subito un problema più grande del dovuto, è comunque bene condurre il soggetto dal veterinario per sondare le cause più probabili.
Innanzitutto, infatti, dobbiamo considerare che la coprofagia, in natura, può verificarsi quando la dieta dell'animale non è sufficiente ad assicurare il corretto apporto di tutti gli ingredienti nutritivi.
I cani sono solo a livello di classificazione dei carnivori veri e propri, quando nella realtà essi si nutrono anche di sostanze vegetali, non disdegnando, in periodi di "vacche magre"; di ingerire anche feci di erbivori, ricche di fibre parzialmente digerite.
Per questo motivo il veterinario passerà in rassegna, prima di tutto, la dieta del cane.
Essa evidentemente non dovrà essere carente, perché potrebbe spingere il cane a ricercare nutrienti nelle feci altrui che ancora ne contengono, ma nemmeno troppo ricca di proteine da rendere le deiezioni del soggetto stesso appetibili.
Quest'ultimo fenomeno spiegherebbe il vizio ancor più peculiare del soggetto che ingerisce solo le proprie feci.
In tal caso, il problema potrebbe essere risolto con l'adeguamento della dieta e, nei casi più estremi di vizio acquisito, integrando l'alimento con prodotti commerciali specifichi (es. miscele di zolfo) che rendano il sapore delle feci del cane assolutamente sgradevoli.

Altro esame routinario in corso di coprofagia deve essere quello delle feci stesse alla ricerca di parassitosi.
I parassiti intestinali, infatti, nutrendosi di sostanza alimentari assunte dal cane, causano in esso fenomeni di malassorbimento e cattiva digestione e, di conseguenza, possibili carenze alimentari che potrebbero spingere il soggetto a cercare in proprio delle "integrazioni'.
L'esame coprologico è semplice e rapido e, quindi, immediatamente diagnostico.

La coprofagia può, in taluni casi meno frequenti, essere determinata da malassorbimento digestivo per disfunzioni pancreatiche, deficit epatici o intestinali che devono evidentemente essere curati specificatamente, ad es. con la somministrazione di sostanze enzimatiche.

In altri casi ancora, il veterinario dovrà indagare sullo stesso rapporto uomo-cane e cercare di capire se l'animale può risultare un soggetto stressato, spesso solo o chiuso in canile senza alcuno stimolo e per il quale la coprofagia può essere semplicemente divenuta, col tempo, un "diversivo" alla noiosa routine quotidiana.

Oppure, ancora, essa può essere un meccanismo acquisito dovuto all'istinto di sopravvivenza in una cucciolata numerosa dove l'apporto nutritivo non era assicurato in maniera sufficiente a tutti i piccoli.

In alcune razze nordiche questa patologia è risultata addirittura associata ad una congenita insufficienza digestiva degli amidi, mentre nel Beagle ad una cronica carenza di vitamina B1.
E' chiaro, quindi, che l'iter diagnostico deve essere completo prima di dare un nome ai fattori scatenati la coprofagia ma, talvolta, esso può essere anche frustrante e non portare a nulla di definitivo.
In tal caso, risolvere ciò che può apparire, in fin dei conti, come un semplice vizio, non è semplice.
Distrarre il cane in presenza di feci durante una passeggiata, punirlo subito se possibile o ignorarlo completamente al momento in cui effettua la disgustosa ingestione, senza innescare situazioni premio in cui il cane cominci a sfruttare la situazione come modo per attirare attenzione, pulire il più frequentemente possibile il canile dove risposa il cane sono tutte azioni che possono risultare utili per debellare o ridurre il problema.
Ma non facciamoci troppe illusioni!!
Talvolta, infatti, in razze spazza-tutto, l'unica soluzione è rimanere costantemente vigili e, nei casi più estremi, portare a spasso il proprio cane sempre con museruola (nei casi in cui è possibile applicarla) per impedire l'ingestione di qualunque escremento possa capitare loro a tiro.
Questo non solo per evitare fastidiose alitosi, ma anche per scongiurare il continuo reinfestarsi con nuove parassitosi intestinali o il presentarsi di fenomeni quali vomito o diarrea.


Articolo di Sara Ceccarelli
Tratto da Periodico ENCI n° 4/2012 "I nostri Cani"


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