Incantevoli Shih-tzu e Maltesi

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 Differenze della visione fra uomini e cani

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Gisella

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MessaggioTitolo: Differenze della visione fra uomini e cani   Lun Giu 25, 2012 3:37 am

Quante volte ci siamo chiesti come i nostri ausiliari percepiscono visivamente il mondo che li circonda?
E quante volta ancora ci siamo stupiti per il fatto che, pur trovandoci immobili in campo aperto, il nostro cane non ci individuasse prontamente?
Proviamo insieme a capire, nel modo più semplice, quali sono le differenze e le somiglianze tra noi e i nostri cani per quanto riguarda il prezioso senso della vista.
Innanzi tutto è necessario rivisitare rapidamente alcuni cenni d'anatomia dell'occhio, validi sia per l'uomo sia per molti altri animali.
La forma è notoriamente sferica, l'esterno è costituito di due membrane che contengono tutti i restanti componenti; quella più esterna è detta sclera, il cosiddetto "bianco dell'occhio", costituita da tessuto fibroso connettivale che, nella parte più anteriore e centrale dell'occhio si assottiglia per divenire trasparente e ricurva formando l'altra membrana, la cosiddetta cornea, la cui funzione è di convogliare i raggi luminosi verso il retro dell'occhio.
Indietro troviamo l'iride, struttura muscolare che incornicia un piccolo foro, la pupilla, e ne regola la forma con conseguente variazione della luce entrante.
E' proprio all'iride che lo standard di razza si riferisce parlando del colore degli occhi.
In contatto con l'iride vi è il cristallino, una lente biconvessa, ancorata per mezzo di fibre muscolari, che fa convergere verso la retina i raggi luminosi che l'attraversano; quest'ultima struttura rappresenta, infatti, una specie di pellicola fotografica che riveste la superficie interna del globo oculare: ha due aree, una centrale ricca di fotorecettori detti coni, per la percezione dei colori e l'altra più periferica con fotorecettori detti bastoncelli, per la visione crepuscolare e notturna.
Dalla retina gli stimoli visivi vengono veicolati, attraverso il nervo ottico, alla corteccia cerebrale per l'elaborazione dell'immagine.
Sia l'uomo che il cane hanno una struttura oculare come sommariamente descritta ma la elezione genetica, spinta prettamente dalle abitudini alimentari, ha determinato in queste due specie differenze funzionali piuttosto rilevanti.
I cani sono da sempre predatori, animali la cui sopravvivenza è strettamente correlata alla capacità di individuare anche a distanza prede molto veloci.
Devono quindi essere in grado di prepararsi all'attacco quando ancora la preda non li ha scorti. Inoltre erano, in origine, predatori crepuscolari per usufruire del momento della giornata più propizio alla caccia.
Per questo motivo il loro occhio doveva poter sfruttare scarse sorgenti di luce per cogliere il movimento delle prede anche da molto lontano.
A tutto ciò, di contro, serviva ben poco un'ottimale percezione dei colori. e per questo, come accade nelle macchine fotografiche, la pupilla (diaframma) si doveva allargare per far entrare più luce possibile, a discapito di una corretta messa a fuoco, se non a distanza più ravvicinata.
E così nel cane la selezione ha portato ad una pupilla molto più grande di quella dell'uomo.
La luce che attraversa questo foro, oltrepassato il cristallino, giunge alla retina per formarvi un'immagine.
Questa, nel cane ha pochi coni e molti bastoncelli, così, anche per questa fondamentale peculiarità, la visione notturna del cane è sicuramente migliore di quella dell'uomo, inoltre, come succede per altri predatori notturni o per le prede (gatti, cavalli...), e a differenza di animali quali i primati e l'uomo, prettamente diurni, nei cani a raddoppiare la luce che arriva alla retina vi è una specie di specchio, detto tapetum lucidum.
Questo è, infatti, in grado di catturare tutta quella luce che è sfuggita ai bastoncelli e di convogliarla alla retina.
Tutti questi fasci di luce "ripescati" arriveranno, però, a colpirla da varie angolazioni, permettendo si una migliore visione crepuscolare o notturna, ma a discapito della nitidezza dell'immagine i cui contorni rimarranno poco definiti.
Questa struttura, il cui nome potrebbe risultare sconosciuto, è invece ben nota per il caratteristico effetto riflettente notato di notte negli occhi dei gatti illuminati dai fari delle auto ed è anche grazie ad essa che al cane basta un quarto della luce necessaria all'uomo per individuare oggetti anche dopo il calar della sera.
Per curiosità ricordiamo che alcuni cani da slitta quali gli Husky dagli occhi blu mancano del tapetum lucidum, presumibilmente a causa dell'ambiente in cui si sono evoluti.
Le distese perennemente innevate dove essi vivevano, infatti, fornivano già all'occhio un fortissimo riflesso luminoso, sia di giorno che di notte: la selezione ha così "intelligentemente" optato per una maggiore visione dei dettagli.
In linea generale, i cani hanno un'ottima messa a fuoco degli oggetti, ma alcune razze, come numerosi studi hanno dimostrato, mostrano geneticamente delle eccezioni.
Rottweiler, Schnauzer nani e Pastori Tedeschi sono spesso miopi, mentre molti Levrieri, specializzati nella caccia a vista , risultano presbiti, cioè in grado di vedere molto bene da lontano, ma non altrettanto da vicino.
Razze da caccia che lavorano soprattutto con l'olfatto e il naso a terra, come i Segugi, hanno notoriamente una vista decisamente poco efficace.
Caratteristicamente, rispetto all'uomo, i cani in generale mancano della capacità di mettere a fuoco con sicurezza gli oggetti molti vicini e, in effetti, non sarà sfuggito ad un attento osservatore il caratteristico loro "accertarsi" a mezzo del naso delle cose che hanno molto prossime, come per capirne effettivamente la natura prima di afferrarle con la bocca ed è ancora l'olfatto a soccorrerli nel riconoscere il padrone se questi rimane immobile a soli trecento metri da essi.
Tutto un altro discorso, invece, va fatto se nel loro campo visivo rientra un oggetto o un animale in movimento.
In tal caso la loro capacità di cogliere anche i più piccoli spostamenti è acutissima; secondo studi l'attenzione di alcuni cani particolarmente dotati è stata colta addirittura da oggetti in movimento fino a 900 metri di distanza.
Tale capacità, frutto di millenni di selezione finalizzata alla predazione, migliora ulteriormente alla luce crepuscolare grazie all'attività dei bastoncelli.
Come già detto, mentre questi fotorecettori sono presenti in gran numero nell'occhio del cane, esso di contro presenta solo due tipi di coni, a differenza dei tre presenti nell'occhio umano. Essi, deputati alla percezione dei colori, permettono probabilmente al cane di distinguere solamente giallo, blu e grigio, senza possibilità di differenziare rosso e verde, come accade per i daltonici. Si presume che un oggetto rosso dal cane sia visto come giallo, mentre qualcosa di verde abbia per lui solamente sfumature grigie o biancastre.
Anche il campo VISIVO dell'uomo, che nasce come raccoglitore di frutti e solo poi predatore non specializzato, differisce da quello del cane, almeno nelle razze meno influenzate dalla selezione umana.
Mentre nella specie umana, con occhi caratteristicamente frontali, esso è di circa 180°-190°, nel cane raggiunge anche i 250°. Anche in questo caso, data l'estrema variabilità di razze ed attitudini canine, avremo occhi posizionati di lato nei cani da caccia che necessitano di un campo visivo molto ampio, o frontali, come nel Carlino, esclusivamente selezionato per la compagnia e per avere uno sguardo ed espressioni quasi umane.

Articolo di Sara Ceccarelli
Tratto da Periodico ENCI n° 5/2012 "I nostri Cani"



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